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Un terzo delle specie viventi di pesci minacciate dalle nuove dighe

Dalla rivista Science l’allarme per la costruzione di 450 nuove dighe progettate in tre grandi bacini tropicali. A rischio un patrimonio naturale immenso.

Science MagazineSono tre i bacini fluviali del mondo che da soli ospitano un terzo delle specie esistenti di pesci d’acqua dolce: il Rio delle Amazzoni, il Congo ed il Mekong, situati rispettivamente in America meridionale, nell’Africa centrale e nel sud-est asiatico.

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Questa formidabile biodiversità, che rappresenta un patrimonio di valore inestimabile per tutta l’umanità, è minacciata da varie forme di impatto ambientale, e tra queste la costruzione di dighe è senz’altro una delle più dirette e preoccupanti. Su questi tre grandi bacini tropicali, infatti, è stato progettato un totale di 450 nuove dighe, destinate principalmente alla produzione di energia idroelettrica. È veramente difficile, specialmente per un ambientalista, schierarsi contro la produzione di energia “pulita”. Le virgolette, tuttavia, sono d’obbligo, visto che la costruzione di dighe, pur non comportando sostanziali emissioni di gas-serra, causa una serie di sconvolgimenti non indifferenti nell’ecosistema fluviale. Tanto per citarne alcuni:

Alterazione del regime idrologico del fiume. I periodi di piena e di magra sono dei punti di riferimento fondamentali per il ciclo vitale dei pesci: ne scandiscono ad esempio le fasi della riproduzione, come l’inizio delle migrazioni e la maturazione delle gonadi. Se l’andamento delle portate dei fiumi viene sconvolto, anche l’esito della riproduzione di molte specie può venire compromesso.

Perdita di diversità di habitat. L’andamento delle portate, ed in particolare le piene, modificano continuamente la morfologia dei fiumi, creando i microhabitat fondamentali alla sopravvivenza di molte specie di pesci, come ad esempio le “backwaters”, cioè le lanche e le piccole acque laterali al corso principale dei fiumi, che fungono da rifugio per le fasi giovanili, e non solo, dei pesci. Controllare le piene può essere spesso necessario per la sicurezza delle persone, ma il fiume si trasforma in un habitat più omogeneo. Forse sarebbe meglio lasciare i fiumi liberi di sfogarsi ed evitare di costruire nelle loro vicinanze, come del resto prevedono le leggi di molti paesi.

Interruzione della continuità fluviale. La diga, in assenza di scale di monta e relativa manutenzione, rappresentano un ostacolo insormontabile alle migrazioni dei pesci, anche in questo caso compromettendone il successo riproduttivo.

Alterazione del regime termico del fiume. L’acqua rilasciata dalle dighe può avere temperature molto diverse da quelle naturali delle acque del fiume, e questo cambiamento può danneggiare seriamente l’habitat fluviale ed i suoi abitanti.

– Rischi connessi con l’accumulo di sedimenti tossici, come accaduto nel caso della tragedia del Rio Doce, di cui avevamo parlato poco tempo fa: LINK

Queste sono solo alcune delle conseguenze della costruzione di dighe. Per saperne di più, clicca QUI e QUI.

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L’allarme sulle nuove 450 dighe è stato lanciato attraverso un articolo comparso sulla prestigiosa rivista Science (QUI trovi il riassunto dell’articolo originale), firmato da decine di personaggi accademici del mondo dell’ecologia, che dubitano fortemente che i vantaggi economici provenienti dalla costruzione delle nuove centrali idroelettriche porti più benefici alle popolazioni locali di quelli che saranno perduti a causa dell’impatto ambientale conseguente, considerato che il rischio di collasso delle economie locali legate al mondo della pesca è veramente alto.

 

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Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, svolgendo un dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.

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