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Sicurezza Fiume ENTELLA: il punto di vista dei pescasportivi

Sicurezza Fiume ENTELLA: Alveo insabbiato, foce completamente chiusa, ma invece di dragare si parla di nuovi ponti, argini rialzati, canali scolmatori sotterranei, soluzioni dispendiose e poco realizzabili per spazi limitati.

Su più fronti si discute sulla messa in sicurezza del Fiume Entella (tratto finale e zona foce), si parla di nuovi ponti, innalzamento degli argini e creazione di canali scolmatori, opere che risultano molto dispendiose e particolarmente complesse, anche per l’esiguità di spazzi occupati da palazzi, capannoni, strade ed altro. In pratica il fiume Entella negli anni è stato ingabbiato, canalizzato, rettificato, per dare spazio a case o insediamenti industriali. Sono spariti quasi totalmente gli orti, ossia piane esondabili che assorbivano l’ondata di piena e le arginature hanno banalizzato il letto del fiume, che in decenni si è insabbiato con metri di ghiaia, togliendo spazio all’acqua e al deflusso idrico (oggi si ha una spanna d’acqua). Ad ogni piena del fiume, il deposito ghiaioso aumenta, occupando anche la foce creando di fatto un “muro”, ostacolando il deflusso idrico, che in caso di forti mareggiate diventa una vera e propria diga. Non voglio pormi contro le varie ipotesi di progetto sentite in questi mesi, come abbattimento del Ponte della Libertà con la creazione di una nuova struttura con meno arcate, oppure l’innalzamento degli argini delle sponde ciclabili di Chiavari e Lavagna, oppure ancora del canale scolmatore “sotterraneo” creato sotto le ciclabili, tutte idee che teoricamente potrebbero risolvere il problema, ma con quali costi. Con una simile crisi economica, amministrazioni comunali al “verde” o con soldi bloccati, Provincia commissariata e senza “cassa”, Regione con le spese sotto “indagine”, Governo “incerto” e sommerso da mille problemi, ecc…, mi sembra che sperare in massicci investimenti di denaro pubblico per realizzare opere monumentali, appare alquanto fuori luogo e “fantascientifico”. Mentre, vi è da sempre la soluzione pratica e con poca spesa, ossia l’asportazione della ghiaia.

1- Si potrebbe iniziare con la “totale” asportazione della ghiaia in foce, ossia dal Ponte Ferrovia sino al mare, abbassando l’alveo di almeno 2 metri, per l’intera ampiezza dell’alveo. Tale ghiaia potrebbe essere usata per ripascimento delle spiagge o triturata per l’edilizia (quest’ultima soluzione potrebbe risultar economicamente vantaggiosa e a costo zero, ossia chi asporta la sabbia si paga il lavoro rivendendosela).

2- L’asportazione della ghiaia oltre alla foce potrebbe interessare l’intero tratto sotto il ponte della Libertà, abbassando il letto del fiume di circa 1 metro.

3- Stessa soluzione potrebbe essere adottata anche nel tratto tra il Ponte della Maddalena e il Ponte della Libertà. Ovviamente sarà opportuno presentare modifiche di legge regionali e provinciali, per consentire tale prelievo di ghiaia, vincolato esclusivamente a tale tratto e da specifico progetto di messa in sicurezza. Questa asportazione di ghiaia non farebbe altro che ripristinare il vecchio alveo, ricordando che almeno 30-40 anni fa all’altezza di Corso Lavagna (tra il Ponte Maddalena e Ponte Libertà) vi era una draga fissa che con rotaie e carrello prelevava ghiaia periodicamente dal letto del fiume, mi ricordo della presenza di una enorme fossa profonda anche diversi metri, e per l’intero tratto descritto vi erano punti dove il fondale si manteneva profondo oltre 2 metri. Più di una volta ho sollevato l’argomento, suggerendo questa soluzione che di fatto non porta ripercussioni ne alla falda, né all’ambiente, né alla fauna ittica, ma nulla si è fatto se non presentare progetti irrealizzabili. Ora di fronte alla mia ennesima segnalazione gradirei almeno dalle Amministrazioni motivazione tecnica sulla non fattibilità. Sono comunque a disposizione per trattare l’argomento e discutere eventuali applicazioni in merito.

Umberto Righi

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