home Acque Interne, News Pesca e gestione acque: l’opinione dell’esperto

Pesca e gestione acque: l’opinione dell’esperto

Dal tramonto di domenica 7 ottobre si è chiusa la stagione di pesca alla trota, le acque pregiate “salmonicole” resteranno a totale disposizione delle “rustiche” fario per deposizione e schiusa delle uova. Un altro anno di gestione della pesca è praticamente passato, facendo emergere specie nel Levante un certo ottimismo tra i pescatori, anche se i soliti problemi conosciuti restano irrisolti ed è sufficiente poco per distruggere il lavoro di un anno o più. Inquisiti restano i lavori in alveo, i prelievi idrici ed i mancati rilasci (DMV), gli uccelli ittiofagi e il bracconaggio. Non voglio ripetere cose già dette e ridette, manca una regolamentazione degli accessi in alveo, un piano di controllo dei lavori, un minimo di ripristino della sinuosità dei corsi d’acqua, un decente ripristino vegetativo delle sponde dopo i lavori con piantumazione di salici; per i prelievi idrici, si assiste ad abusi senza osservare un minimo di rilascio vitale, questo in acque pregiate ma ancor di più in zone degradate, dove tale abuso pregiudica da anni ogni tentativo di ristabilire una sorta di ecosistema. Gli uccelli ittiofagi (tra pochi giorni arriveranno centinaia di cormorani), da ottobre a marzo, deturpano ogni forma di vita, ora anche in acque pregiate, perché cavedani e barbi sono finiti da tempo, e senza acqua o senza letti di frega difficilmente riescono a riprodursi in modo sufficiente a reintegrare le perdite. Ma quando vengono depredati salmonidi e temoli a quintali, il danno è grave non solo al patrimonio ittico, ma ne risente anche il turismo richiamato dalla pratica della pesca in valli accoglienti e belle quali quelle liguri. Poi in ultimo il bracconaggio, oggi non del tutto estinto e fortemente radicato specie in montagna, utilizzando strumenti elettronici potenziati, tali da distruggere interi cicli di vita nel tratto interessato all’atto vandalico. Non contenti del potenziale di cattura, operano distruzioni con veleni (varechina e cloro) versati in piccole valli distruggendo ogni forma di vita e lasciando residui velenosi e tossici per anni. In questo scenario, come detto non nuovo e da tempo discusso e messo in luce con le Amministrazioni, ottenendo timidi risultati, permane un certo ottimismo nella gestione della pesca, proprio perché da alcuni anni i pescatori possono praticamente “gestire in proprio” il novellame tramite gli incubatoi di valle, e ripopolare in modo attento e mirato i molti piccoli affluenti nascosti nelle strette e ripide valli dell’entroterra tigullino. Se a questo si aggiunge il Progetto Mediterranea aperto tre anni fa dalla FIPSAS Sezione di Genova, tramite l’incubatoio federale sito a Borgonovo di Mezzanego a poche decine di km da Chiavari, si capisce il motivo del cauto ottimismo che serpeggia in valle, visto poi le forti quantità di pesce che i pescatori levantini possono disporre per i ripopolamenti. Già perché poter vedere crescere e poi portare nelle valli almeno 300.000 trotelle l’anno, dopo mesi di attente cure, controlli, ripetuti cicli di semine dallo stadio di avannotto a trotella di 4 – 6 – 8 cm per poi arrivare a settembre/ottobre gestendo ancora semine con 40.000 trotelle da 12-16 cm, non mi sembra cosa da poco, se poi si considera che sono uova pagate con parte di tessere FIPSAS rilasciate dalla Sezione genovese, quindi soldi dei pescatori riutilizzati in valle per il futuro della pesca, significa rispondere ai requisiti richiesti dagli stessi pescatori. Oltre alla gestione dell’incubatoio di valle, alla schiusa delle uova, accrescimento e semine del novellame, la FIPSAS partecipa con Regione e Comune di Borzonasca al Progetto Macrostigma, con l’istituzione di un ruscello vivaio dove allevare riproduttori puri da spremere per l’incremento della specie. Ma non è tutto, la gestione di due bacini artificiali adibiti a Riserva di pesca, con accesso gratuito a tesserati FIPSAS in possesso di licenza di pesca, vede un’impennata del tesseramento acque interne. La particolare gestione degli invasi, Malanotte e Giacopiane, si prefigge voler dare la cattura di pesce di qualità più che di quantità, con ripopolamenti cadenzati mensili e settimanali con materiale selezionato taglia abbondante tra 500 gr e i diversi kg, volendo alternare fario a salmerini e iridee salmonate, in riferimento alla stagione e livelli degli invasi. L’attività gestionale del territorio, si affianca alla passione dei pescasportivi, ma anche la vigilanza ha un ruolo determinante per la corretta gestione del patrimonio ittico. Un buon numero di agenti FIPSAS, completano il controllo della Polizia Provinciale, eseguendo, coordinati dalla stessa, servizi ambientali ed ittici, per l’intero reticolo idrico del territorio di competenza.

Il futuro della pesca:
Abbiamo parlato di presente, di attività gestionale, di problemi legati alla manutenzione dei corsi idrici e contenimento erosione argini, predazione di uccelli e atti vandalici, ma che futuro ci aspetta, sparendo Provincia e capitali da gestire. Sino ad oggi si è criticato in vari modi e varie misure quanto fatto dalla Provincia e l’immobilismo davanti a scelte politiche, avendo a disposizione in varie forme capitali considerevoli, spesso mal gestiti e addirittura sperperati in progetti di nessuna utilità. Ma dobbiamo comunque ammettere che il “carrozzone” con le sue lentezze e i suoi sprechi, qualcosa ci dava, ci ha dato e ci avrebbe potuto ancora dare. Da oggi ci resteranno le “polemiche” e da domani o tra un anno cosa avremo, cosa potremo avere per gestire la pesca, visto i “tagli” dei portafogli già annunciati per tutti e per tutto…..figuriamoci cosa resterà per la pesca… nulla di nulla… Già dal prossimo anno avremo modo di constatare la mancanza di ripopolamenti pronta pesca per l’apertura di febbraio, e chissà se avremo modo di vedere in funzione l’incubatoio ittico provinciale di Borzonasca (che faceva schiudere annualmente circa due milioni di uova di fario atlantica). Ma questo sarà solo il primo segnale, e dovremo chiederci: il territorio o meglio nel nostro caso le acque con quali soldi saranno gestite? La Regione a chi darà la competenza della gestione della pesca e delle acque? Tutto sarà a carico dei comuni, come per le strade? Non è possibile, anche ai Comuni mancano i fondi… Quindi sarà il caso di prepararci a tempi duri, e ben vengano le iniziative delle Associazioni come la FIPSAS, che nel piccolo ma con giudizio gestisce localmente i soldi delle tessere pagate dai pescatori e che in forma di pesci, strutture e progetti, ritorna investendo sul territorio e nelle acque. Ricordiamoci la FIPSAS, o meglio la Sezione di Genova è creata e gestita da noi pescatori, gli stessi con cui si attuano i progetti finalizzati all’incremento del patrimonio ittico e conseguentemente della pesca.
Umberto Righi

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