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La tragedia del Rio Doce

Il Rio Doce è morto, la sua biodiversità azzerata, alcune delle specie endemiche che lo popolavano perse per sempre.

Lo scorso 5 novembre la diga di Mariana, situata sul corso del Rio Doce, nello stato del Minas Gerais, in Brasile, è crollata durante i lavori di ampliamento. Milioni di metri cubi di acqua si sono riversati nella valle sottostante, uccidendo almeno tredici persone. I sedimenti accumulatisi sul fondo dell’invaso artificiale, contenenti grandi quantità di metalli pesanti provenienti dalle attività minerarie della zona, si sono riversati nel corso del fiume, uccidendo praticamente ogni forma di vita. L’accaduto è considerato il più grande disastro ecologico del Brasile (già si parla di “Fukushima brasiliana”), in un paese non certo nuovo a catastrofiche devastazioni ambientali per mano dell’uomo. Centinaia di migliaia di persone che vivono nella zona si trovano attualmente senza acqua potabile, e l’economia legata alla pesca è destinata a collassare.

Il disastro del Rio Doce poteva essere evitato?

Tutto lascia pensare che il disastro potesse essere evitato, in presenza di norme più severe per la salvaguardia ambientale, in una zona dove le attività di estrazione mineraria rivestono un’importanza economica fondamentale. Fatto sta che un intero ecosistema fluviale, che un tempo ospitava un numero altissimo di specie di pesci, alcune delle quali presenti solo qui, è stato annientato, e nessun risarcimento economico potrà restituirci la sua ricchezza naturale. Fa pensare il fatto che la tragedia è avvenuta quasi un mese fa, e ciononostante la notizia è stata riportata dai media principali solo negli ultimi giorni.

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UN’IMMAGINE TRATTA DAL VIDEO SULLA TRAGEDIA DEL RIO DOCE.

Leggi la notizia su National Geographic

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Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, svolgendo un dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.

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