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Intervista a Roberto Prenassi – 1° parte

Pescatore appassionato di pesca a spinning: Roberto Prenassi. Prima parte dell’intervista su newsfishing (gruppo Pesca TV)

Lo staff di News Fishing ha intervistato un grande appassionato di pesca a spinning, qualche mesi fa apparso in copertina di una rivista di settore con una spigola di laguna. Ecco la prima parte delle domande che gli abbiamo fatto e delle sue risposte. Appuntamento domenica mattina (29 aprile) su NewsFishing.it per la seconda parte dell’intervista.

 

BUONGIORNO ROBERTO, POTRESTI RACCONTARTI AI NOSTRI UTENTI?

Con molto piacere, iniziai questa magnifica avventura della pesca, all’età di soli sei anni quando per la prima volta accompagnai mio padre in quella che divenne la mia prima battuta di spinning in acqua dolce, sono passati da allora venticinque anni ma me lo ricordo come se fosse ora.

Era un pomeriggio di fine giugno, l’odore acre del fiume si mescolava al profumo della terra umida delle campagne circostanti, il rumore del vento che picchiava sulle tenere foglie delle coltivazioni di mais produceva un suono dolce e ammaliante mentre le foglie argentee dei pioppi tremavano al vento di scirocco.

Arrivati sulla sponda, i cavedani sbollavano su piccoli insetti posati sul placido fiume, mio padre mi prepara una lenza al volo, una roba che a ripensarci adesso mi si accappona la pelle poi un piccolo rotante scuro, se ricordo bene vola in acqua, con qualche difficoltà non possedevo ancora una padronanza di lancio sufficiente ad arrivare in mezzo al branco.

Dopo qualche tentativo finalmente centro l’obbiettivo giro lento un cigolante mulinello terrificante e dopo qualche secondo strike: urlo, mi sgolo, annaspo, fatico, sudo dalla tensione causata dalla mia tenera età, mio padre mi rassicura, mi tranquillizza, lo sentivo vicino qualche secondo dopo un vivace pesciolino d’argento saltellava tra le mie mani lasciandomi quell’inconfodibile e terrificante maleodorante odore di muco che non andrà mai più via dalle mie mani ancora oggi.

In quel momento scattò in me un’irrefrenabile voglia mista a desiserio di tornare la volta dopo e quella dopo ancora e quella dopo, cercai di migliorarmi di informarmi di conoscere minuziosamente i comportamneti dei pesci, i loro ambienti e i loro “piatti” preferiti, iniziò un calvario di ossessività maniacale nel cercare di scoprire ogni giorno qualcosa in più che mi avrebbe portato alle grandi catture che durano ancora oggi.

Dopo una decina di anni scarsi, passati tra laghi, cave e fiumi sentii il bisogno di stravolgere tutto e cambiare completamente stile di pesca ero attratto dalla spiaggia, dalle onde, dai gabbiani che si tuffavano nel mare blu, dagli spruzzi delle mareggiate che si rompevano sulle scogliere,  una mattina di fine dicembre presi  la decisione finale di iniziare un tu per tu solo io, il mare e i suoi potentissimi abitanti.

Il salto non fu per niente facile era un territorio all’ora per me sconosciuto rispetto al dolce dove fino a quel momento avevo “bazzicato” mi sono ritrovato solo davanti ad una massa di acqua immensa, senza punti di riferimento con condizioni meteo marine spesso avverse e paurose ma ero convinto di quello che facevo e volevo andare avanti senza fermarmi o valtarmi in dietro.

Ricomincia a studiare tutto maniacalmente, passavo parecchie ore in mare senza attrezzatura solo per osservare, vedere, capire cosa avevo di fronte, ci sono stati momenti di noia e grande sconforto non posso negarlo poi pian piano come in tutte le cose in cui si mette passione sono arrivati i primi  piccoli risultati che a me sembravano giganteschi e comincia ad essere contagiato seriamente.

Inizia a collezionare le riviste del settore ammirando i miei idoli posare con in mano trofei che mi sembravano lontani ed inarrivabili, non avrei mai pensato ne immaginato che ha distanza di una ventina di anni sarei potuto diventare anche io un uomo da copetrina è un sogno che si è avverato una passione che in molto tempo è diventato un secondo lavoro.

Unitamente alla mia prima attività di architetto del verde ho collaborato e collaboro tutt’ora con alcune note ed importanti case dello spinning posso ricordare il mio esordio in Yamashita e i viaggi all’estero per fare dimostrazioni  e seminari, l’approdo in Plus-Fishing e tutte le sue meraviglie, alcune collaborazioni qua e la e l’attuale Airrus Italia dove ricopro la carica di pro staff director del bass & pike tackle la mia soddisfazione più grande.

Poi c’è il mondo della carta stampata, che a me sta molto a cuore, l’odore delle pagine fresche di stampa ancora oggi dopo anni mi emozionano, osservare il book mentre prende vita è un’esperienza meravigliosa,  in termini di eleganza non ci sono paragoni con internet anche se devo ammettere che ormai i blog di pesca, i forum, video di pesca, i siti e tutti i social network sono diventati fenomeni mediatici di rilevante importanza, capaci di fare indici di ascolto colossali e a cui non ci si può sottrarre.

 

QUAL E’ IL TUO TIPO DI PESCA PREFERITO?

Come ti dicevo prima, ho iniziato da piccolissimo con lo spinning e non l’ho mai lasciato anche se vivendo in campagna da ormai sei anni ho il piacere di avere un giardino grande dove posso esercitarmi con le mie canne da mosca, di questa disciplina in cui certo non brillo mi affascina soprattutto il modo in cui si deve lanciare è rilassante e molto appagante sentire la coda di topo caricarsi con la canna e sibilare via tra gli anelli per distendersi sull’erba del prato e a volte anche in qualche fresco e zampillante torrentello.

Quando le condizioni meteo marine sono troppo proibitive per uscire in mare o semplicemente non buone, non disdegno qualche uscita a bass nella mia zona ricca di cave e fiumi popolati da bei torelli verdi è uno spinning molto tecnico, preciso e complesso che mi ha aiutato molto anche nell’approccio in mare con le spigole, specialmente quando mi reco in spot di acqua salmastra come lagune o foci interne di grandi fiumi dove tra l’altro ho consolidato i miei record sul serranide maggiori.

Per il resto non sono mai stato attratto da altri stili di pesca che non implicassero l’uso di esche artificiali e forse perdonatemi lo zelo è proprio perchè mi sono concentrato su di una singola categoria che sono arrivato a traguardi memorabili a volte chi troppo vuole nulla ottiene o poco.

Parlando di spinning non posso non citare anche il casting questo diverso approccio in termini di attrezzature lo amo in modo particolare e a volte lo preferisco mi aiuta in determinati ambienti ad essere molto più preciso nell’azione di pesca e la sensibilità che trasmette alle mie mani è una pura goduria tutta da provare.

Non è difficile, incontrarmi su una bella spiaggia imbiancata dalla schiuma, mentre pescando a casting, posso permettermi il lusso di infilare la mia esca all’interno delle onde, in maniera semplicissima sfruttando le capacità di proiezione di un attrezzo da casting, facendo letteralmente volare le mie imitazioni rasenti il pelo dell’acqua senza per altro risentire minimamente dell’effetto negativo dei forti venti contrari che si sviluppano durante condizioni difficili.

Io sono una persona iperattiva sempre in movimento anche nel mio lavoro costantemente a contatto con la natura e i giardini ho come ufficio distese di terra a cielo aperto e difficilmente chi mi conosce bene mi ha mai visto seduto.

Quindi lo spinning sposa in pieno la mia mentalità del pescatore itinerante che si va a cercare la sua preda invece di aspettarla stando fermi per ore in un singolo spot, non ce la farei proprio ad intraprendere discipline con queste caratteristiche e a maggior ragione stimo tutta quella ampia categoria di pescatori che invece praticano la pesca all’aspetto: carpisti, surf caster amanti della bolognese ecc.

Scegliere tratti di costa e scoprirli, ascoltarli, respirarli per me non ha prezzo, dietro ogni piccola duna, promontorio roccioso si celano sempre situazioni differenti e non finiscono mai continuano per chilometri,  ad ogni metro che si affronta bisogna ricominciare a studiare il fondale, le correnti, le profondità ed intervenire nel cambiare l’approccio di pesca non ci si annoia mai è tutto un mondo da scoprire e da capire.

Nello spinning vincono le persone curiose, le persone attive chi si informa e si documenta chi riesce ad ascoltare minuziosamente gli artificiali ed il loro invisibile lavoro sotto la superficie e soprattutto chi ha il senso dell’acqua più sviluppato, riuscire a sentire il mare significa riuscire a trovare i pesci.

Leggi la seconda parte di questa intervista al pescatore a spinning Roberto Prenassi sempre su newsfishing (sito d’informazione del gruppo Pesca TV – portale dedicato a tutti gli appassionati della pesca sportiva con canna e mulinello )

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