home Interviste, News Il parere di un biologo marino sulla pesca a spinning – parte 1

Il parere di un biologo marino sulla pesca a spinning – parte 1

Il parere di un biologo marino sulla pesca a spinning – parte 1

Pubblichiamo un’intervista realizzata dall’amico e collaboratore di planetspin Alfonso Miniaci, che ci propone una interessante scambio di opinioni sullo stato di salute del nostro mare e su alcune specie che lo popolano e ci interessano particolarmente, come la diffusione e la “pericolosità” degli habitat costieri con l’introduzioni di nuove specie di predatori, in seguito anche alla tropicalizzazione del Mediterraneo… scopriamolo insieme!

Scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche un giorno in tutta la tua vita.
Il dottor Luca Ruggiero è uno dei fortunati in cui questa massima confuciana trova compimento. Pescatore fin da molto giovane ha imparato ben presto ad amare il mare e i suoi abitanti. Da ragazzo questo amore si è trasformato prima in studio e poi in professione.
Oggi è un biologo marino che lotta in prima linea per la protezione del Mediterraneo; ed alterna il suo tempo fra pesca e lavoro in un modo in cui è difficile stabilire con certezza dove finisce l’uno e dove inizia l’altro. D’altro canto basta osservare il suo volto luminoso per rendersi conto dell’amore che mette in tutto ciò che fa. Ma ora basta con le anticipazioni, scopriamo insieme questo personaggio approfittando della sua esperienza per informarci sullo stato di salute del Mare Nostrum.

Considerando che ci stanno leggendo numerosi utenti di PLANETSPIN, qual è la tua tecnica di pesca preferita? (tono scherzoso)
Ho praticato quasi tutte le tecniche di pesca in mare, pesca dalla barca e pesca da terra . Amo molto la pesca con gli artificiali e negli ultimi anni sto pescando quasi esclusivamente a traina… pratica che mi permette di unire la passione per la pesca con quella della nautica. Lo spinning e il vertical jigging mi affascinano molto, ma per avere buoni risultati dovrei applicarmi di più! Con una canna e mulinello da pesca tra le mani mi diverto sempre. Negli ultimi anni con il kayak fishing ho scoperto un connubio perfetto per vivere pienamente il mare e la pesca.

Il tuo amore per la pesca ha influenzato il tuo corso di studi o è stato piuttosto il contrario?
Andavo a pesca da quando ero molto giovane e l’ambiente marino mi ha sempre molto affascinato; sicuramente mi ha instradato verso le mie scelte di studio.

Ti rendi conto che fai il più bel lavoro del mondo vero? Di cosa ti occupi esattamente?
Attualmente mi occupo di ispezione dei prodotti ittici per alcune cooperative di pesca attive nel Medio Tirreno. In collaborazione con le ASL locali effettuo controlli sul pescato direttamente sui pescherecci in porto al fine di evitare la messa in commercio di esemplari sotto misura, di specie tossiche o velenose, e di assicurare il rispetto delle norme igenico-sanitarie sin dalle operazioni di sbarco. Si effettuano inoltre piani di campionamento al fine di monitorare la presenza di eventuali sostanze inquinanti nei prodotti ittici. Collaboro inoltre da molti anni a progetti di ricerca sui parassiti dei pesci, tema che ho portato avanti sin dall’università con mio lavoro di tesi. Da qualche anno, nel periodo compreso fra la primavera e l’autunno, con alcuni miei colleghi organizzo inoltre campagne di avvistamento cetacei in Mar Tirreno Centrale durante le quali raccogliamo dati sulla presenza stagionale di mammiferi marini e di grossi pelagici in questa area, purtroppo i problemi economici del nostro paese si ripercuotono pesantemente sulla ricerca scientifica e molti progetti di studio, come quello sui cetacei in Mar Tirreno, possono essere portati avanti solo mediante volontariato nei periodi di tempo libero. A volte mi capita inoltre di collaborare con associazioni, giornalisti e fotografi in progetti di divulgazione scientifica.

In base alla tua esperienza professionale come definiresti lo stato di salute del Mediterraneo?
È difficile dare una risposta univoca a questa domanda… gli ecosistemi marini sono tendenzialmente difficili da studiare e molti processi che avvengono nell’ambiente pelagico rappresentano variabili che ancora oggi non sappiamo decifrare e capire completamente. Il Mar Mediterraneo è un mare chiuso e per questo comunque dovrebbe essere tutelato con maggiore attenzione. Tra le problematiche principali quello dell’inquinamento costiero è certamente il più preoccupante, come anche l’over fishing… problematiche che si ripercuotono su tutti i paesi del bacino mediterraneo e che proprio per questo sono difficilmente gestibili. Ad oggi non è ancora possibile parlare di una legislazione comune e di controlli condivisi, questo non fa che aumentare il problema e il mal contento di chi invece è intenzionato a rispettare delle regole.

Sui media nazionali ed internazionali non si fa che parlare di “tropicalizzazione” del mediterraneo, di cosa si tratta e quanto c’è di vero?
Per “tropicalizzazione” s’intende l’insediamento in Mar Mediterraneo di specie animali e vegetali di origine tropicale o subtropicale… è un fenomeno probabilmente amplificato dai cambiamenti climatici ma che trae la sua origine dall’abbattimento delle barriere bio-geografiche: l’apertura del Canale di Suez e l’introduzione accidentale di specie esotiche nei nostri mari sono i principali vettori di diffusione. La migrazione di specie ittiche attraverso il canale di Suez è l’effetto più evidente e porta alla scoperta di nuove specie nel mediterraneo orientale, tuttavia la presenza di questi pesci nei mari italiani è ancora poco evidente. Il pesce flauto (Fistularia commersonii) è probabilmente uno dei pochi esponenti di questa “fauna aliena” proveniente dal Mar Rosso ad essersi ben ambientato nei nostri mari tanto da poterlo ritrovare saltuariamente anche sulle coste italiane più settentrionali.

 

Appuntamento a domani per la seconda parte

 

 

Fonte planetspin.it

Foto Flavio Oliva

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