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Abbiamo finora sottostimato i danni causati dalla pesca industriale?

Un nuovo studio potrebbe portare ad una svolta nella gestione globale della pesca industriale

Risale a pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio dell’Università della British Columbia, che fornisce nuovi dati sull’impatto globale della pesca industriale.

I dati in precedenza forniti dalle varie nazioni alla FAO sembrano aver ampiamente sottostimato la quantità di pesce pescato negli ultimi 60 anni. Secondo la FAO, infatti, il picco di catture a livello globale risale al 1996, ed ammonterebbe a 86 milioni di tonnellate, cifra che sarebbe poi calata negli anni a seguire.

Nuovi dati sull’impatto globale della pesca industriale

I nuovi dati pubblicati, tuttavia, provenienti da una cinquantina di diverse istituzioni del mondo, stimano che il picco del 1996 ammonterebbe a ben 130 milioni di tonnellate, con un declino medio, negli anni seguenti, di 1,2 milioni tonnellate annue. Ovvero, il totale ammonterebbe a oltre il 50% in più di quanto ritenuto fino ad oggi, ed anche il declino risulta essere maggiore.

Dove stava l’errore? Come mai i dati precedenti fornivano stime così sballate?

– Primo: nelle zone di cui non si avevano dati, il pescato veniva considerato pari a zero, quando invece, evidentemente, si pescava anche lì.

– Secondo: nei dati forniti dalle nazioni alla FAO mancavano, spesso e volentieri, dati relativi a pesca illegale, pesca sportiva, e soprattutto mancava il “bycatch”, cioè le catture accidentali che in molti casi rappresentano la grande maggioranza del pescato, e che per vari motivi viene rimesso in acqua, quasi sempre morto.

Gli autori dello studio traggono le seguenti conclusoni:

– Volendo guardare anzitutto gli aspetti positivi, la pesca produce più cibo per l’umanità di quanto si pensasse, e gli oceani sono più produttivi di quanto stimato finora.

– D’altro canto, la pesca industriale negli ultimi 60 anni è stata molto più dannosa di quanto si pensasse, ed il pianeta ne sta subendo le conseguenze.

Il declino delle catture dagli anni ’90 al 2010 è in parte dovuto alle restrizioni imposte alla pesca da alcuni paesi. Tuttavia, anche eliminando questi paesi dalle statistiche, il forte trend negativo della quantità annua di pesce pescato persiste, ed è da imputare al depauperamento degli stock ittici.

Le contromisure da adottare assolutamente, pertanto, sarebbero le seguenti:

– La FAO dovrà cambiare i criteri con cui richiedere ed analizzare i dati sulla pesca forniti dagli stati.

– Gli stati dovranno applicare quote pìù restrittive alla pesca industriale, considerando che il cambiamento climatico in corso contribuirà ulteriormente al declino delle popolazioni di pesci a livello globale.

Leggi l’articolo originale sul Washington Post: Why we’ve been hugely underestimating the overfishing of the oceans

Continueremo a parlare di questo argomento che sta a cuore a tutti i pescatori sportivi su tutti i canali del gruppo Pesca TV.

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Roberto Merciai

Nato a Firenze nel 1982, coltiva la passione per la natura e la pesca da quando aveva tre anni. Figlio e nipote d'arte, ha praticato diverse tecniche di pesca, dedicandosi principalmente allo spinning in acqua dolce fino al 2010, quando la carriera universitaria di Naturalista Ittiologo lo porta a trasferirsi a Girona, in Spagna. Qui inizia a dedicarsi allo spinning marino dalla costa, tralasciando momentaneamente le acque dolci, nelle quali è invece impegnato sul fronte professionale, svolgendo un dottorato di ricerca in ecologia fluviale. Dal 2006 al 2012 ha collaborato con lo storico mensile 'Pescare - la rivista dei pescatori', mentre dal 2013 scrive articoli di pesca e biologia sulle testate 'Pesca Spinning', 'Surfcasting' e 'Pesca dalla Barca', edite da ERREDI grafiche.

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